Era ora!!! Finalmente dopo settimane di silenzio torno a scrivere sul blog! Tenetevi duri perché c'è parecchio da raccontare.
Cominciamo dal lontano mercoledì 3 settembre. Ebbene quel giorno finiscono le mie vacanze. Alla mattina io e Rita ci trovavamo a Rioacha nel nordest del paese. Dopo aver un po' girato per il centro in cerca degli

ultimi regali per gli amici ci siamo fiondati all'aeroporto dove ci attendeva il volo per Bogotá. Devo dire che il caldo di Rioacha era veramente impressionante, e, anche se ero un po' triste perché finivano le mie vacanze, ero contento perché sarei tornato a temperature più abbordabili. Ebbene alle due eravamo a Bogotá e alle due e mezza stavamo amabilmente ciacolando con Beatriz. A casa di Beatriz e Alejandro lascio Rita che il 5 se ne tornava in Italy e mi dirigo al terminal degli autobus dove alle 18 avevo appuntamento con Ivonne e altre due ragazze del Pequeño Trabajador, ossia Katerine e Yolima. Che ci facevo io con questa gente al terminal, direte voi? E perché tanta fretta di lasciare Bogotá? Non siate impazienti, ve lo spiego subito! Il giorno successivo da Popayan partiva la corriera che ci avrebbe portati ad Almaguer nel Macizo Colombiano per l'ultimo accampamento del processo di protagonismo sociale giovanile in cui sto accompagnando Raùl. Per l'ultima puntata era prevista la partecipazione di un po' di ospiti, tra cui appunto le ragazze del Pequeño Trabajador. Il viaggio da Bogotá a Popayan si è però rivelato più avventuroso del previsto perché nella Linea (un passo a 3.100 metri per il qua

le bisogna obbligatoriamente transitare) c'era stato un incidente causato da una gru caduta sulla strada e che aveva provocato anche delle vittime. Per cui il traffico era stato bloccato tutto il giorno e nonostante fosse stata riaperta durante la tarda serata ci siamo dovuti cuccare una coda interminabile di 8 (leggasi otto) ore. A Popayan siamo arrivati completamente cucinati alle due e mezza del pomeriggio del giovedì. Raùl e company erano già partiti alla volta di Almaguer. Per fortuna c'erano altre due delegazioni, una del Huila e una di Montes de Maria, che sarebbero arrivate con un ritardo maggiore del nostro. Abbiamo perciò contrattato un piccolo bus che ci avrebbe portati tutti a Almaguer. L'unico inconveniente è che la gente di Montes de Maria è arrivata a mezzanotte e mezza e perciò siamo partiti all'una di notte. Tuttavia prima di partire alla volta del Macizo c'è stato l'ennesimo grande rendez-vous; questa volta è toccato a Nyria che non rivedevo dai tempi della mia gita a San Augustin dell'anno scorso. Quest'anno si è trasferita nel Caribe dove collabora con il collettivo di comunicazione Linea 21.

Comunque alla fine della fiera alle 8 di mattino siamo arrivati ad Almaguer pronti per salutare tutti i ragazzi del processo e naturalmente per piantare le tende! Anche questa volta abbiamo cominciato con il rituale della
pachata per ringraziare la
pacha mama o madre terra che dir si voglia per darci la possibilità di condividere ancora una volta i nostri sogni e le nostre speranze. In questo accampamento c'era veramente una marea di gente, sia perché c'erano più ragazzi del processo, sia per la partecipazione degli ospiti che vado subito ad elencare. Cominciamo dai ragazzi di Neiva capoluogo del Huila, facenti parte del collettivo di comunicazione
Minga del Sol. Per passare alla gente del Colettivo di comunicazione Line

a 21 che arrivano da Montes de Maria accompagnati da Nyria. Proseguendo con la delegazione del Pequeño Trabajador già menzionata. Inoltre era presente una folta rappresentanza della Biblioteca Maria Mulata di Rincon del Mar e un'altra piccola rappresentanza di Sedes di Popayan, un'organizzazione che lavora in processi di educazione popolare. Siccome a questo punto non ci capirete già più niente non vi stordirò ulteriormente con valanghe di nomi. Diciamo solo che il processo è andato alla meraviglia e che i ragazzi si sono praticamente autogestiti e auto organizzati per l'intera durata dei tre giorni svolti tra dibattiti, giochi di ruolo e tentativi di creazione di una rete giovanile.
Ma passiamo subito agli aneddoti di questi giorni. Una cosa

che non mi potrò mai scordare sarà sicuramente la doccia. Anche questa volta l'accampamento era fatto all'interno del parco di una scuola. Le docce della scuola erano state dedicate interamente alle ragazze. Perciò ai maschietti toccava in sorte una bella cascatella di acqua sorgente posta in mezzo a un boschetto all'aria aperta. Ora nessun problema, se non fosse che Almaguer è situata a 2.300 metri di altitudine! Diciamo che la doccia più che tonificare, immattoniva. I più terrorizzati erano quelli della costa abituati a ben altre temperature e che, a debita distanza, guardavano lo spettacolo di noi stoici che nonostante tutto ci lavavamo.
Altro aneddoto è legato al fatto che ci fosse un italiano ad Almaguer e non tanto per i ragazzi

che già mi conoscevano quanto per la gente del posto. Un extraterrestre avrebbe provocato meno scompiglio. Il momento culminante è stato alla sera del venerdì quando al teatro all'aperto di Almaguer era prevista una manifestazione artistica completamente organizzata dai ragazzi. Inscenavano balli in costume, suonavano musica tipica e moltissime altre cose. Dopodiché si presenta un prof tutto tirato, pieno di brillantina che ci avrebbe allietato ballando un mambo. Devo dire che a mio parere lo spettacolo era veramente orripilante e quasi quasi mi vergognavo per lui se non fosse che dopo qualche minuto mi sarei dovuto vergognare per me. Eh sì perché questi vigliacchi dei presentatori (due ragazzi del processo), mi

chiamano assieme a Nyria per ballare 'sta minchiata 'e mambo! Oh, non ci potevo credere. Il problema è che se una musica non mi piace non ci sono santi che tengano, non riesco a ballarla. Ma ormai ero lì, davanti al pubblico acclamante. Per cui in mancanza dell'ispirazione artistica, l'ho dovuta buttare sulla farsa pura, facendo tutta una serie di tiri da pagliaccio che devo dire hanno riscosso un successo notevole (solo dopo ho saputo che erano le mosse che faceva anche Serafin, una specie di cupido protagonista di una telenovela). Insomma l'ho imbroccata giusta e il pubblico era in delirio! Paragonabile a questa reazione solo quella del giorno dopo quando la delegazione italiana (cioè io) ha cantato fratelliditalia ai ragazzi; però no

n vi dico come l'ho cantato. Dico solo che alla fine ridevano tutti.
L'atmosfera dei tre giorni è stata parecchio intensa tra storie di vita ai limiti dell'incredibile e scambi interculturali di vario tipo, genere e razza. Devo dire che a me personalmente mi sono piaciuti molto i balli e ritmi della costa. Ma è stato bello anche ascoltare i ragazzi di Neiva e anche Estefani, una ragazzina di quattordici anni di Rincon del Mar che mi si era affezionata parecchio, una stupenda persona a metà fra donna vissuta e bambina piccola. Incredibili anche le storie e il progetto dei ragazzi di Linea 21 che ho deciso di andare a trovare nel mese di novembre. Quindi segnatevi questo appuntamento che poi di loro vi parlerò in maniera più approfondita. La tre giorni si è conclusa la domenica notte con un rituale molto toccante effettuato attorno ad un falò. Il rituale si chiamava omaggio agli assenti ed era una forma per ringraziare tutte le persone che in quel momento non potevano essere lì con noi.
La maggior parte degli alunni il lunedì riprendeva la scuola. Io, Raùl, Alvaro e le delegazioni esterne accompagnati dai ragazzi di Almaguer ci siamo avviati alla volta di un'altra grande avventura, ovvero la

visita al lago di Cusillaco. Questo lago si trova nel cuore del Macizo Colombiano ovvero nella zona in cui nascono i quattro fiumi più importanti della Colombia: il Rio Magdalena, il Rio Cauca, il Rio Caquetá e il Rio Patía. Per andare a Cusillaco prima siamo saliti a bordo di una chiva (tipico mezzo di trasporto colombiano) che in due ore di sterrato ci ha portati fino a Valencia un paesino minimo situato a 3.400 metri di altitudine. Qui finiva il viaggio e cominciava l'avventura. Al lago ci avrebbe accompagnato Milo un indigeno
Papallacta. Il vero problema di queste parti è il meteo. Infatti questa zona si trova in pieno
paramo ovvero una regione fredda e umida dove la pioggia è una presenza praticamente costante. Qui se pioviggina, la gente è contenta perché vuol dire che è una bella giornata! In realtà essendo in estate ci è andata di lusso con una giornata nuvolosissima ma secca. Tuttavia, man mano che salivamo verso il lago il tempo si faceva minaccioso e ad un tratto ha cominciato a piovere e a far freddo. Il sentiero era tutto un pantano impressionante, e la gente faceva di balletti impressionanti per stare in piedi. Insomma, ho visto cose che voi umani... Tra tutte una caduta spettacolare di Ivonne che aveva infilato uno stivale nel pantano e non riusciva a tirarlo fuori quindi è avanzata anche con l'altra gamba che pure quella si è impiantata, cosa che le ha fatto perdere l'equilibrio ed

è caduta praticamente sprofondando per sempre nella melma. Oltre al problema del fango e della pioggia si aggiungeva anche il fatto che varie persone, soprattutto quelli della costa, cominciavano ad avvertire problemi di pressione legati alla quota. Tuttavia hanno resistito, continuando a salire. Per molti è stata una liberazione, oltre che una grande gioia, il momento in cui siamo arrivati sul colle dal quale si vedeva la lago. Da lì non siamo potuti scendere fino al lago per problemi di orari. Il bello però doveva ancora venire. Infatti qui entra in scena Milo, che comincia a spiegarci la visione cosmogonica di questi luoghi. Per loro il lago di Cusillaco rappresenta il ventre della madre terra e infatti non appena arrivati in vista del lago Milo ci accoglie dicendoci: "Benvenuti alla vostra madre". Le nuvole basse, però non ci permettevano di vedere bene il lago e secondo Milo questo era collegato alle troppe scorie della civiltà che ci stavamo portando dietro. E quindi decide di fare un rituale per entrare maggiormente in contatto con la pachamama. Molta gente a causa del mal di montagna e del freddo è costretta a tornare indietro. Noi che rimaniamo diamo vita ad un rituale emotivamente molto intenso che è durato circa un'ora e che non vi racconterò nei dettagli perché è una cosa nostra. Dico solamente che alla

fine del rituale il lago si vedeva perfettamente. Tuttavia a causa del vento e della quota (4 mila metri circa) il freddo si era fatto estremamente intenso e molti avevano dovuto abbandonare il rituale perché stavano rischiando l'ipotermia. Il filo conduttore del rituale è stato quello di
mambear coca per un'oretta circa, ovvero di masticare foglie di coca.
Mambear coca per gli indigeni significa in qualche modo dialogare con le divinità, con la
pachamama. Gli unici effetti certi che le foglie di coca mi hanno provocato sono stati due: il primo è che mi si è addormentata la lingua dopo dieci minuti e il secondo è che non ho più sentito freddo. Dopodiché non mi ricordo pìù nulla... Si fa per scherzare, eh! Alla fine del rituale so solo che i legami tra le persone che erano lì presenti si sono sicuramente rafforzati, una conclusione degna del processo di protagonismo sociale. Una volta scesi era ormai buio ma ci attendevano ancora più di due ora di viaggio in chiva. Una volta arrivati ad Almaguer eravamo sfiniti ma anche estremamente felici.
Il martedì 9 era giunto il momento di rincasare. Devo dire che il momento di lasciarsi con le persone di Almaguer è stato estremamente difficile e perciò si è prolungato a dismisura. Anzi il gruppo di Montes de Maria si è proprio fermato lì per qualche giorno (anche a causa di alcuni amori sbocciati durante l'incontro). Uno di loro, il Cochi è ancora lì, non riescono più a levarselo dalle costole. Per noi che invece, seppur a malincuore siamo ritornati verso casa ci aspettava una bella sorpresa. Una volta arrivati ad Altamira infatti siamo stati accolti dai ragazzi della scuola che ci hanno offerto un pranzo in paese. Anche qui è stato poi estremamente duro ripartire, molta gente piangeva. Tuttavia questo abbraccio si è prolungato anche una volta partiti da lì. Infatti due dei professori di Altamira che accompagnavano il processo sono anche commentatori di una radio e andavano in onda proprio in quel momento. E quindi per due ore circa la radio del nostro bus ha continuato a trasmettere saluti e dediche incrociate. Bellissimo. Alla fine eravamo veramente tutti cotti e io che era praticamente un mese e più che continuavo a girare come una trottola ero quasi contento di fermarmi per qualche tempo nella mia linda Popayan, E invece da dietro l'angolo spunta traditrice una telefonata di Ricardo a Raúl. Ricardo ci precettava per sistematizzare un congresso sulla disabilità che avrebbero tenuto a Pasto con inizio il mercoledì 10, ossia il giorno dopo. Eh che cassius! Non è possibile, non riesco proprio a stare fermo due minuti nello stesso posto!
Perciò il giorno dopo, che peraltro era anche il giorno del mio compleanno siamo subito pronti per beccarci

altre sei ore di viaggio verso Pasto. Alle quattro di pomeriggio eravamo lì giusto giusto in tempo per l'inizio dei lavori. L'anno scorso avevo partecipato ad un incontro svoltosi nella fattoria di Fedar che aveva l'obiettivo di creare una rete di fondazioni che lavoravano nel settore della disabilità per visibilizzare il loro lavoro e per poter portare delle proposte condivise ai ministeri. Ebbene da allora si è fatta parecchia strada e il congresso di questi giorni era il primo incontro tra i rappresentanti della rete e i rappresentati dei ministeri per concertare delle politiche comuni. Le riunioni sono state molto intense, ma sono state rese gradevoli dalla presenza di tanti amici che non vedevo da una sacco di tempo: Sonia e i ragazzi di Lunarte, Oswaldo di Lunacrearte, Dora del ministero della cultura, doña

Amparo di Cordenar, Mabel Zambrano, Fredy Cuaran e chi più ne ha piu ne metta. Il mercoledì, con la scusa del mio compleanno abbiamo fatto le tre di notte. Il giorno dopo e quello dopo idem. Nel mentre siamo anche riusciti a vedere un'opera teatrale di Luncrearte e uno spettacolo di danza di Lunarte. Alla fine però eravamo stracotti. Al ritorno, mentre eravamo di strada, non abbiamo fatto altro che fermarci a ripetizione e mangiare. Prima la
mazamorra, un piatto tipico delle zone calde a base di latte, mais e
panela (zucchero di canna). Poi anguria nel Estrecho e dopo ancora in quel di patía il
kumis, che è un po' lo yogourt de noantri. Dopo tutta sta trafila ci siamo diretti senza ulteriori incertezze verso Popayan; finalmente si tornava a casetta.
Devo dire che la sensazione della domenica è stata impressionante. Fermarsi dopo tanto girare non mi produceva un effetto piacevole, ma anzi ricordava la sensazione provocata dalle unghie mentre grattano una lavagna. Però alla fine durante quel giorno non ho fatto assolutamente nulla. Nemmeno la pipì.
La settimana scorsa è stata un'intensa settimana lavorativa preparando con Alvaro, Alex e Raùl il materiale

per la sistematizzazione del processo di protagonismo giovanile. Il sabato e la domenica infatti una serie di rappresentanti dei ragazzi era giunta a Popayan per effettuare un esercizio di sintesi e riflessione valorizzante del processo portato avanti in questi mesi. La due giorni è stata intensa, movimentata anche dalla presenza di un piccolo gatto appena comprato da Piedad che ne ha fatte di cotte e di crude. Tra cui si è arrampicato su un albero e non riusciva più a venir giù. Io per andarlo a prendere sono pure caduto dall'albero, a causa di un ramo che si è spezzato. Per fortuna che me la sono cavata solo con qualche graffio. Echevadaafarsibenedireancheilgatto! La domenica poi, alla fine dei lavori, sono andato a casa di Alex assieme ad Arnuvio, una dei ragazzi del combo e ci siamo fatti una bella nuotata nella piscina condominiale. Dopodiché sono andato a casa stanco e contento.
Il lunedì è ripreso il lavoro a ritmi folli, a causa di un impegno improvviso di Ricardo che per il giorno dopo doveva aver pronto un video di cinque minuti. Fedar ha cominciato a commercializzare il caffé che producono i ragazzi nella fattoria. Con questa proposta di commercializzazione Fedar sta partecipando a un concorso di impresariato sociale che si sta svolgendo in Colombia e dopo alcune fasi eliminatorie sono entrati a far parte dei primi trenta a livello nazionale. Ora si svolge un'ulteriore fase di selezione durante la quale i concorrenti fra le altre cose devono realizzare un video rispondendo a cinque domande prefissate. Unico limite il tempo del cortometraggio che non dev'essere superiore ai cinque minuti. Ricardo mi aveva chiesto se potevo farglielo io il video e io ho detto di sì, ma mai più pensavo di doverglielo fare in un pomeriggio. Perciò ci siamo messi al lavoro cominciando subito a tagliare il testo. Si perché i colombiani hanno tanto doni meravigliosi, ma non quello della sintesi. E il povero Ricardo, costretto a eliminare frasi su frasi, era tutto sudato e in preda al panico, come se gli avessero chiesto di tagliarsi una gamba. Il lavoro è stato duro perché girato in fretta ed editato in tutta velocità. Nonostante ciò il risultato è stato notevole e ha riscosso un buon successo di pubblico.
Bene adesso vi lascio che il giorno è ancora lungo e ricco di sorprese!
E adesso un bel abbraccio collettivo!!!
PS Lunedì il gatto, non pago è risalito sull'albero e non riusciva più a venir giù. Solo che questa volta è caduto lui! Vendetta tremenda vendetta!